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giovedì 8 maggio 2014

LA SOCIETA' DELLO SPETTACOLO, LA REPRESSIONE E GLI ULTRAS

LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO, LA REPRESSIONE E GLI ULTRAS.
L’Italia delle contraddizioni e del bombardamento mediatico che invece di capire, continua sempre e solo a criminalizzare o ridicolizzare chi non si allinea alla morale comune”

Oggi ho deciso di scrivere innanzitutto per urlare: “Ciro Resisti!!!Ultras Liberii!!!”.
Non si può morire per una partita di calcio, questo è chiaro ed è da qui che voglio partire.
Ma non si può neanche più sopportare che fascisti e nostalgici esaltati continuino a cercare di destabilizzare e strumentalizzare il fenomeno ultras, ben spalleggiati e  tutelati da uno Stato che puntualmente nella storia ha “usato” ed “usa” questi personaggi per manovre tutt’altro che chiare ai molti.
Andando ai fatti veri e propri di sabato scorso, Ciro, ultrà del Napoli, mentre si trovava con altri suoi concittadini, è stato colpito da una pallottola partita da una scarica da un intero caricatore.
Oggi non si sa chi sia stato a sparare realmente e questa è davvero una cosa inquietante, dopo le accuse dei primi giorni che parlavano addirittura di una sola persona armata contro centinaia di napoletani. Quello che però non si dice è che a scontrarsi con i napoletani è stato un gruppetto di fascisti che si trovavano nei paraggi di una delle tante “occupazioni non conformi”(di destra, del giro di casa pound) a Tor di Quinto, a diversi kilometri dallo stadio. Credo sia molto strano che nonostante i numerosi controlli che un tifoso subisce ogni volta che decide di seguire la sua squadra (tessere, biglietti nominali, fotografie personali), le forze dell’ordine abbiano fatto parcheggiare i napoletani in una zona dove spesso accadono scontri e sono più volte partiti assalti contro tifoserie ospiti. Altrettanto strano è nessuno abbia detto che gli assalitori stavano nascosti in una occupazione fascista, lontanissima dallo stadio. E se la rissa fosse scoppiata vicino ad un centro sociale occupato dai compagni invece cosa sarebbe successo?...Cosa avrebbero detto i media di regime??...
Detto questo, la mia solidarietà va a Ciro prima di tutto, e poi anche a Genny per essere stato diffidato solo perché, a volto scoperto, ha calmato ed informato una intera curva che se avesse erroneamente saputo della morte del ragazzo, si sarebbe scagliata in massa fuori dall’olimpico per vendicarsi, con conseguenze disastrose per l’ordine pubblico.
Ed ancora la mia solidarietà va anche agli ultras della Roma, per l’ennesima volta messi alla gogna per un gesto isolato di un drappello di nazisti che certamente non possono rappresentare la tifoseria romanista, variegata ma certamente non composta unicamente da neo-fascisti.
Ed invece, come accade ogni volta, si continua a generalizzare e a ripetere le stesse frasi, le stesse dichiarazioni, proprio come avvenne nell’ormai lontano 1995 con la morta di “Spagna” a Genova.
Chi scrive è un ultras del Cosenza, che da 20 anni vive di curve, trasferte,aggregazione antagonista e lotte sociali…un ultras per giunta “anarchico”, che per le sue scelte e per i suoi ideali è stato più volte diffidato o tratto in arresto, nella maggior parte dei casi senza aver commesso nessun reato.
Ma la legge contro gli ultras è sempre “preventiva”, e per lo Stato uno come noi, che pensa,studia,scrive,si informa e agisce, uno come noi che vive la curva fuori dalle logiche dell’ultras “moderno”, è solo un soggetto “pericoloso socialmente”, dunque da eliminare attraverso il solito copione della società dello spettacolo, tanto autoritaria quanto invasiva e falsa.
Da tempo, cerco di spiegare che lo Stato vorrebbe distruggere ogni forma di aggregazione “altra” nella società, ogni sacca di ribellione pura nel mondo delle curve, per trasformarle in un surrogato del potere, senza menti pensanti, senza libertà di espressione e senza antagonismo sociale. Quell’antagonismo sociale “critico” e creativo che rappresenta da anni quella che definisco “controcultura ultras”per il suo valore aggregativo,partecipativo e solidale.
Vorrebbero solo dei tifosi “folkloristici”, umili e passivi consumatori invece che spettatori attivi o addirittura protagonisti, voci critiche e soggetti con una testa pensante e non con un pallone al posto del cervello. Questa strategia di annientamento del fenomeno ultrà, quello vecchio stile, è iniziata molti anni fa e purtroppo da tempo, il mondo ultrà è in aperta crisi.
Le manovre strumentalizzanti dei fascisti che dagli anni 80’ cercano proselitismo nelle curve, le coperture e gli stipendi che lo Stato e le società calcistiche hanno dato e danno a personaggi inquietanti, fanno parte di questo grande disegno complottista che ha come obiettivo quello di creare un bel “gregge ammaestrato” invece che tante “pecore nere” libere di esprimere individualmente o collettivamente il proprio dissenso nei confronti di un gioco, quello del calcio,che ormai non ci rappresenta più….Un gioco che è diventato solo business, che è diventato “politica” per giochetti elettorali, e la politica di oggi è solo merda…Bè, questo calcio dei padroni ha la stessa puzza asfissiante di quella politica e di quei politici che tanto detestiamo.
Ho girato l’Italia in lungo ed in largo con una sciarpa al collo, ho avuto la fortuna di creare stretti rapporti di amicizia e fratellanza che hanno sopravvissuto agli anni, alle mode, alle distanze geografiche. Ho sognato tanto in quella massa festante e coinvolgente che ha animato di furore e passione la mia vita e quella di tanti fratelli e tante altre sorelle…ma oggi credo sia opportuno fermarsi un istante a pensare. Per non morire. Per rilanciare quella che è la nostra lotta. Quello che è il nostro modo di vivere. Uno stile di vita che riempie ogni fottuto giorno della nostra vita, non solo quando scendono in campo 22 coglioni in calzoncini che corrono dietro ad un pallone.
Nel mio modo di vivere ultras non c’è mai stato spazio per personaggi autoritari( attenzione, non dico autorevoli), per nazisti alla ricerca di consensi e di adepti, per accoltellatori ed idioti che sporcano il valore della parola ultras…Il mio mondo ultrà, quello a cui appartengo, è tutta un’altra cosa. E’ passione. E’ amicizia. E’ ribellione. La controcultura ultrà, a Cosenza, nella mia città d’origine, è stata ed è il “collante” sociale aggregativo per eccellenza, la cassa di risonanza di mille battaglie politiche, nel senso più puro e positivo del termine. Le iniziative di sostegno ai detenuti, le campagne di solidarietà, le lotte per la giustizia sono state innumerevoli e nessuno di noi si è mai fatto pubblicità. La curva è stata per molti anni l’unico spazio sociale liberato negli ingranaggi del potere, in un contesto tutt’altro che facile, corroso dalla malavita, dall’eroina e dal disagio. Uno spazio libertario, una zona temporaneamente autonoma dalla quale sono nate idee ed iniziative che hanno superato i confini della città e della nazione. Ma se leggi lo “speciale sugli ultras” di Repubblica o il report dell’osservatorio sulle manifestazioni sportive della polizia, parlano dei Rebel Fans del Cosenza  come un gruppo sovversivo e violento, solo ed unicamente per gli ideali di libertà che hanno mosso la nostra storia dal 1995 fino ad oggi.
La solidarietà, la complicità con chi lotta per abbattere il sistema esistente, la rabbia genuina dei ragazzi dei quartieri, le battaglie sociali, le iniziative di solidarietà che sono arrivate fino in
Africa ed il senso di giustizia profonda che ha diffuso la controcultura ultrà per 40 anni non sono fantascienza: sono fatti.
Le parole le lasciamo ai “giornalai” alla ricerca di scoop.
Certamente questo non vuol dire che non ci siano esperienze diverse dalla nostra ed a volte purtroppo le connivenze fra fascisti, malavitosi ed ultras, in alcune città, hanno iniziato a corrodere  buona parte del fenomeno ultras, relegandolo in una situazione difficile e facilmente criminalizzabile.
Ma perché in molti non si domandano cosa stia succedendo in Italia negli ultimi anni? Perché non si parla di disagio e di conflitto sociale? Perché non si riesce ad andare oltre l’emergenza?
E’ lo Stato che ha voluto che accadessero certe cose e che ha deciso di reprimerne altre, per poi arrivare, colpo dopo colpo, alla difficilissima crisi di oggi.
Gli ultras veri non prendono stipendi, non si ergono a paladini di un fenomeno che poi neanche li rappresenta. I veri ultrà, a mio modesto avviso, non usano armi contro i tifosi rivali, non vanno allo stadio con un coltello o addirittura con una pistola. Ultrà è aggregazione!
La gente come noi ci mette la faccia, si sacrifica, cerca di infondere valori positivi ed ideali alle nuove generazioni, ormai allo sbando, ormai ammaliate da comportamenti ed atteggiamenti che di ultras hanno davvero poco. Ovviamente non siamo dei santi ed i nostri nemici li conosciamo e cerchiamo di combatterli.
I nostri veri nemici stanno con il potere, sia esso sportivo, mediatico o politico. I nostri nemici non indossano una sciarpa al collo ma hanno dei caschi, dei manganelli, degli scudi e dei lacrimogeni che sparano puntualmente ad altezza d’uomo senza che nessuno si scandalizzi. I nostri nemici hanno spesso una telecamera, un microfono ed un taccuino. I nostri nemici sono coloro che sfruttano le curve per interessi personali o per manovre politiche protette da certe aree dello Stato capitalista. I nostri nemici li abbiamo visti in questi ultimi giorni: nei titoloni dei giornali che invece di raccontare i fatti che hanno portato al ferimento di Ciro, hanno preferito le solite piroette medianiche dello scandalismo spettacolarizzato. E poi ancora le televisioni di tutta Italia a raccontare la vita privata dei leaders degli ultras come se si trattasse di una delle tante fiction che ci propinano quotidianamente. La manovra è stata chiara: concentrarsi su elementi di “folklore” per non attirare troppo l’attenzione sulla reale vicenda e su ciò che realmente è accaduto.
E’ un gioco vecchio come Berlusconi, che da lunghi anni ormai riesce a sodomizzare a colpi di giornali e tv, un popolo che purtroppo non riesce più neanche a a pensare con la propria testa. Una società che accetta e subisce tutto ciò che poi è “fuffa” per non entrare in analisi concrete ed aperte a più scenari. Ed intanto lo Stato si rallegra perché crea e ricrea la “guerra fra poveri”, perché ha paura di chi pensa, critica e poi agisce, di chi non crede alle favole della morale dominante. E’ la solita logica del moral panik, antica quanto la guerra…E’ lo spauracchio del folk devils e della devianza giovanile che puntualmente si abbatte contro gli ultras in questo caso e poi in generale contro chi non subisce passivamente, contro chi non si omologa ai canoni del concesso, contro gli anarchici “terroristi”, contro gli immigrati “ruba-lavoro”, contro gli autonomi “violenti”,contro i black bloc “spaccavetrine”, contro i drogati “delinquenti”. Tutte categorie “marginali”di una società piramidale basata sulla logica del profitto, sul mantenimento del consenso ed ovviamente non sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale.
Oggi bisogna dunque andare oltre i soliti emergenzialismi, cercando di uscire fuori dall’impatto devastante dei mass media, rilanciando il confronto fra ultras di varie cttà ed ampliando le esperienze di controinformazione.
Il potere costituito vuole distruggerci ed userà sporchi giochetti per farlo.
Continueranno a parlare di di ciò che è meno incisivo sulla discussione, come quella dei fatti di Napoli-fiorentina, accendendo i riflettori solo su chi ha le spalle meno coperte. Ed intanto indisturbatamente, il braccio armato del padronato continuerà a destabilizzare tutte le nostre energie creative e ribelli ai danni di un mondo, quello ultras, che ancora non possiede gli strumenti per quel “salto di qualità” che farebbe capire a tutti dove stanno gli amici e dove stanno i nemici.
Le guerre fra gruppi ultrà rivali, oggi, le vedo solo come una perdita di tempo, di energie e soprattutto di libertà. Come lo ribadii qualche anno fa quando mi arrestarono a Cava dè tirreni perché ci scontrammo contro ultras, steward e poliziotti solo perché eravamo entrati senza tessera del tifoso in un settore che non era quello ospite, pagando anche un biglietto salatissimo a dispetto dell’impianto sportivo senza norme di sicurezza.
Ed allora la lotta contro la tessera del tifoso, contro la repressione, contro i giornalisti, contro la “fascistizzazione” delle curve, facciamola tutte e tutti insieme, dalla stessa parte della barricata, perché oggi i tempi sono cambiati e serve anche un reale cambiamento di prospettive all’interno delle dinamiche ultras.
Ed allora oggi lottiamo insieme a Ciro, affinché resista, e continuiamo ad urlare la nostra rabbia per l’ingiusta detenzione di Speziale, accusato di un omicidio e detenuto per far dormire notti tranquille alla Polizia di Stato. L’ispettore Raciti, come si evince nelle inchieste super partes e nel libro “il caso speziale”, è stato ucciso da una manovra “sbagliata” di un suo collega che l’ha investito con un discovery della Polizia. Questi sono i fatti e della realtà poco se ne importano i nostri cari giornalai di regime: perché neanche questo lo dice nessuno?
Continueranno ad intervistare i benpensanti,gli ipocriti,i detentori del potere e si allontaneranno sempre di più dalla realtà per proteggere la macchina del consenso di una società in crisi.
Io, da parte mia, continuerò a sognare il giorno in cui tutti i veri ultrà, con tanti colori diversi al seguito, saranno uniti a combattere i veri nemici.
Perché noi siamo ribelli, non siamo violenti. Non amiamo la violenza ma ci piace combattere se ne vale la pena.
Tirare tonnellate di bombe di bombe su popoli indifesi: questa è violenza!
Riempire il sottosuolo di sostanze tossiche ed avvelenare il pianeta: questa è violenza!
Rinchiudere donne ed uomini in galere, manicomi, cie: questa è violenza!
Uccidere e violentare nelle questure e nelle caserme: questa è violenza!
La lista dei crimini di cui si macchia il potere ogni giorno è infinita….Chi ne è consapevole ed assiste passivamente a questo teatro di orrori, si rende complice. Chi ne è consapevole ma reagisce solo con parole e senza fatti è altrettanto complice.
La “mia” battaglia che spero sia anche la “nostra”, è una battaglia per la giustizia e per raggiungerla non esiteremo ad usare forme di lotta variegate. Chi combatte contro le falsità del potere e contro il potere stesso, non è violento, è un ribelle.
…E mentre conto i giorni, aspettando di vedermi notificata la fatidica “diffida a vita”, penso con convinzione che se ti toglieranno dagli stadi, ci ritroveranno nelle strade…
Nulla può toglierci la gioia di sognare di bruciare tutti questi giornali con  fuoco  e fiamme alte, di sognare la libertà nelle strade…come un raggio di sole cocente che squarcia l’apatia e la rassegnazione delle tenebre dell’oppressione ed illumina nuovi scenari di liberazione.

Dalle curve alle strade: vivere ultrà per vivere antagonisti!
“poliziotti, politici e giornalisti, del malaffare i veri specialisti”

                                                                                Marco De Rose
                                                                 (Rebel Fans Cosenza kaos cult 1995)

 



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